Il Bagatto, Ludi Scenici dalla Cultura Popolare

Il Bagatto - Ludi scenici dalla cultura popolare

 

 

"Ragioni culturali ed economiche tengono lontano il popolo dal teatro, mentre il teatro per sua intrinseca sostanza, è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività."

Paolo Grassi


L'attualità di queste parole e il disagio che il teatro sembra vivere in Italia ci hanno fatto interrogare sul perché si faccia teatro, per chi e sull’importanza dei luoghi in cui viene fatto. Da qui nasce il Bagatto. E da una constatazione: la forma dominante di racconto popolare, quella che si è appropriata dell’immaginario e della “sensibilità collettiva”, sembra essere, oggi, la televisione.

 

 

In che modo portare il teatro  nelle piazze,   davanti ai sagrati delle chiese, nei grandi spazi storici della vita collettiva quando la maggior parte dei racconti popolari si svolgono al chiuso, davanti a un schermo, nei piccoli spazi individuali della vita privata? Il nostro intento è stato quello di rielaborare un immaginario “popolare” sempre più “ufficiale”, piatto e catodico. Di riappropriarsi, nel linguaggio e nello spirito, delle forme teatrali del passato. Dei suoi orizzonti fisici, poetici e sociali. Della forza dissacrante etrasversale del carnevale e della parodia sacra. Per farlo abbiamo studiato le manifestazioni antiche e recenti della cultura popolare e poi siamo passati alla creazione collettiva di frammenti originali, ispirati alle vicende dei vangeli e all'immaginario del Medioevo e del Rinascimento.

 

 

I frammenti rielaborano formule e storie del passato. Ma ognuno di loro rappresenta uno sguardo sul presente. Alla base di questo lavoro esiste  la ferrea volontà di riportare al  centro dell'attenzione la condivisione e lo scambio reale tra individui.  Una centralità che si può sviluppare solo nella concretezza dell'evento  teatrale, senza nessuno schermo o mediazione, e che è molto simile  a  una frase di Gramsci, citata anni fa da Dario Fo.

 

“Conoscere se stessi vuol dire essere se stessi. Vuol dire essere padroni di se stessi, distinguersi, uscir fuori dal caos, essere un elemento di ordine, ma del proprio ordine e della propria disciplina a un ideale. E non si può ottenere ciò se non si conoscono anche gli altri, la loro storia, il susseguirsi degli sforzi che essi hanno fatto per essere ciò che sono, per creare la civiltà che hanno creato, e alla quale vogliamo sostituire la nostra.”

Antonio Gramsci


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